sabato 5 gennaio 2019

Motivazioni

Si dice in giro che scrivere sui blog porti male. E con questa scusa mi sono concesso di abbandonare il mio da troppo tempo ormai. Volendo oggi invece  proseguire, si rende preventivamente necessaria una sintesi di aggancio. 
Dunque. Non partecipo ad un evento sportivo competitivo, ma anche non competitivo, dalla maratona di New York del 2016. Nei primi mesi del 2017 in realtà ho corso tantissimi chilometri e mi ero fossilizzato su un obiettivo, la maratona sotto le 3 ore. Ma ad un certo punto mi sono bloccato ed ho smesso di pensarci e di continuare a correre. Forse perchè qualche calcolo mi aveva portato a credere che il sogno non fosse alla mia portata. Mi sono messo a dipingere!


Anzì mi sono ri-messo a dipingere , visto che i miei primi quadri risalivano a circa 20 anni prima.
Ho ripreso a fumare, bere, mangiare..ingrassando un bel po. In tutto ho realizzato 95 dipinti, compresi quelli della prima fase del ‘94. Poi, un giorno di fine Marzo nel 2018, mi è tornato l’impulso a muovermi. Ho ripreso a correre in sovrappeso atletico senza remore di giudizio, uscendo tutti i giorni ed arrivando in brevissimo tempo anche a percorrere distanze di 20 km e così sono stato presto costretto a rismettere di correre a causa di una forte tendinite da sovraccarico. Però non mi sono fermato, anzì, ho finalmente scoperto per la prima volta in vita mia il mondo affascinante della bici da corsa!

                                         


Coi consigli di un amico molto esperto del settore sono stato in grado di acquistare una bici della mia 
misura e di effetture quelle regolazioni biometriche che in pochi mesi mi hanno consentito di percorrere oltre 5000 km, facendo uscite singole anche di 130 km e con notevoli salite. Devo dire che mi stava prendendo molto in effetti. Ero riuscito a rismettere di fumare ed ero tornato ad avere un BMI sotto a 20 senza particolari sacrifici. Una volta però...mentre me ne andavo a rotta di collo su una ripida discesa in una stradina di campagna...sono caduto rovinosamente. Il trauma ha causato una frattura scomposta di una costa, la lussazione della spalla e la frattura di due dita della mano destra, oltre a multiple e profonde escoriazioni. E devo dire che mi è andata bene. I pericoli del ciclismo sono tali per cui un simile bollettino medico è da ritenersi una fortuna. Ho impiegato 1 mese dal trauma per tornare in sella ed almeno 3 mesi per tornare a dormire sul lato della costola rotta. Ma tuttosommato stavo riprendendo piuttosto bene. Senonchè, ho iniziato i lavori di ristrutturazione nella mia casa e sono dovuto andare ad abitare altrove. Un po la scomodità logistica di questa nuova situazione, un po l’arrivo della stagione piovosa e fredda, non proprio ideale per un cicloamatore novellino come me...E così ho smesso. Mi sono messo a mangiare per sfogare lo stress dei lavori in casa e la mancanza delle endorfine da sport, ed in poco tempo sono ingrassato come poche altre volte negli ultimi anni. In aggiunta durante la cena per il mio compleanno ho pure ripreso a fumare. Mi sono quindi ritrovato, grasso, sedentario e fumatore.


E per la prima volta in vita mia ho pensato seriamente di dover fare qualcosa per cercare di salvaguardare la mia salute. Così mi sono messo a camminare. Tutti i giorni. Inizialmente cercavo di tracciare almeno 10000 passi nel corso di tutta la giornata, sulla scia di una vecchia campagna dell’OMS per promuovere il movimento e ridurre il rischio cardiovascolare globale. Poi ho inziato ad inserire vere e proprie sessioni di passo svelto (circa 120-130 passi al minuto) continuative in un percorso fisso di 10 km. E sono andato avanti così per più di un mese. Nel frattempo ho cercato di migliorare l’alimentazione privilegiando alimenti a basso impatto aterogeno, come cibi di origine vegetale e limitando le carni specie quelle degli animali da terra. Ed ho cercato di limitare il vino fino a cessarlo. E sempre col pensiero a smettere di fumare. 
Una mattina di fine Dicembre ho incrociato i ragazzi del Circolo Cirisei Solvay in una corsa di gruppo mentre stavo camminando sul lungomare. 



 Una tempesta di emozioni si è immediatamente tradotta nella frase: tornerò! E presto... Nei giorni seguenti ho continuato inevitabilmente a rifletterci sopra. A momenti mi sembra quasi assurdo che questo gruppo di podismo, trai più  grandi e vincenti della provincia, sia nato dal nulla da una mia idea di diversi anni fa, quando creai il gruppo su facebook “Runners Rosignano”. Certo all’atto della fondazione non sono stato l’unico a darsi da fare. Ad ogni modo se ci penso bene non posso certo definirmi di meno che uno dei fondatori determinanti di questo gruppo podistico. Ebbene, appena fondato il gruppo ho lasciato ogni carica e mene sono venuto via del tutto. 
Ora invece, sembra che stia maturando in me l’idea di tornare, e correre per sognare un’impresa con quella stessa maglia che fantasticavo da quando sono un runner, la mia.


sabato 25 marzo 2017

Da Runner a Jogger


Ho iniziato a correre con la scusa di voler perdere peso, come è accaduto a molti quarantenni, poi ne ho trovato giovamento anche per smettere di fumare. Quindi ho perseverato per aiutarmi a rimanere in forma e lontano dalle sigarette...ma poi, più che altro sono diventato fortemente dipendente, drogato di corsa. Così mi sono ritrovato ad inseguire degli obiettivi. Dapprima il "moribondo" (10 km in meno di 1 ora) poi tra la mezza maratona, la maratona e i record personali, non si finirebbe mai. Tuttora, sono consapevole di avere in mente l'ambizione di fare il mio record sulla maratona entro la fine dell'anno. In realtà, da che ho compreso questa nuova forma di schiavitù, ho iniziato anche a desiderare di liberarmene. Ma inizialmente la ho assecondata piuttosto, giocando a fare la vita dell'atleta a tempo pieno, lavoro a parte, avvalendomi anche della consulenza di noti personal trainer, curando costantemente ogni singolo aspetto dalla gestione degli allenamenti alla dieta. 
Adesso invece, torna a farsi sentire forte l'esigenza di provare a gestire la questione in assoluta libertà.


Un percorso al rovescio rispetto a quello che generalmente accade a chi si approccia alla corsa. Da runner a jogger! Da strutturato perfettista con l'ossessione del giusto allenamento in tabella, giorno per giorno, ciclo per ciclo, di gara in gara, a consapevole e maturo utilizzatore di uno strumento prezioso, la corsa, come ausilio per il raggiungimento di uno stato di benessere reale, quotidiano e pervasivo, in libertà e flessibilità. Volesse il cielo che fosse la volta buona e mi riuscisse davvero di iniziare a correre quando e quanto mi va, da solo o in compagnia a seconda di come richiedo, lento o forte a gradimento in base alle mie sensazioni. E se oggi non mi va? Semplice, riposo e senza pensieri. Che bellezza! Spero che sia vero, stavolta... anche se è più probabile che si tratti di un abbaglio causato dal solito accumulo di stanchezza.



sabato 11 marzo 2017

Il culto di Lydiard


Ho avuto modo di constatare che il runner amatore in genere tende a correre gli allenamenti di fondo lento ad una velocità superiore rispetto a quella della sua zona aerobica. Ho riscontrato questo per primo concentrandomi su quello che facevo io, trovando in seguito ampie conferme anche sul resto del mondo degli amatori. I motivi sono diversi e trovo che siano egregiamente descritti in testi famosi come "80/20 running" di Matt Fitzgerald o i libri di Philiph Maffetone. Ad ogni modo, questa scoperta, come accennato in precedenza, ha scatenato in me una vera e propria "rivoluzione" nell'approccio alla corsa, risvegliando sopiti propositi di crescita intellettuale oltre ad innescare la ricerca di un nuovo record personale nella maratona. Così ho iniziato a curare nel dettaglio la preparazione della mia prossima gara di 42 km prevista per Ottobre in occasione del trentennale della Maratona d'Italia. Prepararsi in largo anticipo ad un evento come questo significa prima di tutto trovarsi a dover organizzare le fasi di allenamento in periodi. E quando in questo ambito parliamo di periodizzazione non possiamo non pensare ad un nome su tutti, Arthur Lydiard, ovvero il neozelandese allenatore di campioni olimpici degli anni 60 nonchè inventore della famosissima "piramide".


Nella prima metà di Marzo mi trovo già ad aver percorso 700 km in questo 2017, praticamente tutti in piena zona aerobica. La chiave che mi ha permesso di adeguarmi alle andature lente da sollecitare il sistema aerobico senza stimoli anaerobici, è stata l'utilizzo a questo scopo del cardiofrequenzimetro. Il 75% della frequenza cardiaca massima rappresenta una soglia di lavoro ampiamente riconosciuta ed utilizzata in studi scientifici per definire intensità di allenamento sicuramente in zona aerobica. Per cui ho cercato di tenermi sempre al di sotto di questo cut off arrivando ad uscite della lunghezza fino a 2 ore e 30' e con percorrenze medie settimanali intorno agli 80 km (50 miglia). Ho anche constatato che per il momento oltrepassare quel volume settimanale mi comporta un eccesso di stanchezza associato a vari fastidi a legamenti e tendini, per cui ho deciso di consolidare quel livello di lavoro piuttosto che incrementare ulteriormente i km. A fine Aprile inizia il conto alla rovescia di 24 settimane all'evento. Periodo canonico per la strutturazione di un programma incrementale della forma (peaking) completo per una maratona da top runner. Ed è lì, che la mole dei miei studi negli ultimi mesi ha aperto il campo all'ispirazione di utilizzare un programma nuovo, ovvero "vecchio" perchè riproduce principi di allenamento molto in voga una sessantina di anni fa. Così ho acquistato per 100$ una tabella online sul sito della Lydiard foundation. 


Ho dunque approfondito la conoscenza della struttura di quegli allenamenti che non conoscevo e che nel programma ricorrono frequentemente, come: farlek a sensazione, sessioni di corsa media strutturate in "andata e ritorno", ripetute a piacere e sprint di 100 metri nel mese prima della maratona! Devo riconoscere di essere rimasto alquanto intrigato da questo sistema e dalla cura con cui appare sviluppato che emerge soprattutto quando lo si studia in profondità. Ho anche iniziato ad allacciarmi le scarpe con lo schema ideato dal "padre del jogging", tant'è che qualcuno potrebbe pensare che sono caduto preda del culto di Lydiard... Ma tra tutte queste belle novità, c'è anche qualcosa che non mi torna o per lo meno che mi lascia perplesso, dubbioso e in qualche modo mi toglie la certezza di riuscire veramente ad affidarmi a questo programma. I lughissimi, ciò che comunemente siamo abituati a considerare l'allenamento principale per la maratona insieme ai medi a ritmo gara, hanno una durata e una tempistica rispetto alla data della gara che mi induce uno stato d'ansia che ancora non ho saputo bilanciare. In parole povere, le uscite di corsa lunga più consistenti mi appaiono comunque troppo corte rispetto a quelle classiche, ma sopratutto eccessivamente distanti dalla gara. Per me che ero abituato a considerare come un rituale irrinunciabile l'ultimo lunghissimo di 35-37 km a 3-4 settimane dalla maratona, trovarmi a dover correre al massimo 2 ore e 30' a 6 settimane dalla gara, suona alquanto strano e mi rende diffidente. A pensarci bene, un po come se diceste ad un podista che correre più piano in allenamento lo farà andare più forte in gara.




domenica 19 febbraio 2017

Rivoluzione aerobica


Sono andato in overtraining perchè ho sovraccaricato il mio organismo con eccessivi e reiterati stimoli stressanti. Dopo 6 mesi di divano e sigarette, ho rimesso le scarpe da running agli inizi di Giugno 2016. Mi sono quindi ritrovato inaspettatamente in Ottobre,  nell'arco temporale di 1 mese, a correre 
la maratona di Carpi, dove ho fatto il mio personale (3h17'), una gara di 30 km a 4'30/km e la maratona di New York (in cui ho tenuto un passo medio di 4'30"/km fino al km 32 prima di sbattere contro il "muro"). Lo sforzo per riuscire ad arrivare comunque al traguardo di Central Park senza mai fermarmi a camminare, è stato uno dei più grandi stress psico-fisici che io ricordi da quando ho iniziato a fare sport. 


Una volta tornato in Italia, nonostante la stanchezza che gia cominciavo a palpare, non sono riuscito a fermarmi. Dopo un ulteriore mese di duri allenamenti ho voluto provare a dare tutto in una gara di 10 km vicino casa (Corri a Salviano), conclusa con oltre 1 minuto di ritardo rispetto ad una mia precedente partecipazione (2014). 


A quel punto è diventato più difficile ignorare che il mio corpo e la mia mente necessitassero con urgenza di riposo e rigenerazione. Ho rinunciato così alla mia partecipazione alla maratona di Pisa, ma ancora credevo di poter preparare una gara di 10 km per febbraio (Portofino run). Perchè fosse chiaro una volta per tutte che mi dovevo fermare, sono state necessarie un paio di uscite di gruppo sulla salita lunga ed impegnativa del "Poggio Pelato"(collinetta della mia zona) e una drammatica sessione di ripetute da 1000 metri in cui a stento sono riuscito a tenere il passo che fino ad 1 mese prima sostenevo per 30 km almeno. In aggiunta manifestavo stanchezza cronica, craving per i dolci, difficoltà a perdere peso, inibizione della libido, insonnia...È in quel periodo che ho cominciato ad interessarmi al sistema di allenamento cardiocentrico. L'argomento mi ha incuriosito e stimolato ed ho iniziato a procurarmi materiale ed a studiare. 


Trai libri che ho letto, mi ha colpito particolarmente "Lore of Running" di Tim Noakes, che a mio parere merita la fama attribuitagli di "Bibbia" del running, e "The Big Book of Endurance Training and Racing" di Philip Maffetone, incentrato sull'importanza della costruzione aerobica di base mediante grandi volumi di corsa ad intensità molto bassa con l'utilizzo del cardiofrequenzimetro. Nel frattempo ho cominciato a seguire un programma cardiocentrico sul quale sono incappato navigando su internet e che mi ha intrigato particolarmente. In sostanza ho appreso di essere carente dal punto di vista aerobico nonostante abbia corso 8 maratone, e di essermi quasi sempre appoggiato ai meccanismi anaerobici nei miei allenamenti e nelle mie gare. Quindi dovrei potermi giovare di un lungo periodo di corse mirate a costruire una solida base aerobica. Così dai primi di gennaio 2017 ad oggi (19 Febbraio) ho gia percorso più di 500 km ad andature rigorosamente scandite da percentuali della frequenza cardiaca massima per lo più inferiori al 75%. In aggiunta, come parte di un approccio olistico, ho modulato la mia alimentazione riducendo l'assunzione degli zuccheri a favore dei grassi. E questo per stimolare cambiamenti metabolici nel lungo periodo rappresentati essenzialmente da una maggiore efficienza di utilizzo dei grassi a scopo energetico all'interno dei muscoli coinvolti nella corsa. E gia vedo i primi riscontri positivi essendo calato di 4 kg da inizio anno.


Tutto questo per una sfida in programma: la maratona di Carpi ad Ottobre 2017. E farò in modo da tenermi anche disciplinatamente alla larga da uscite di gruppo, cene sociali e gare per ottimizzare gli adattamenti organici che ricerco. Senza ombra di dubbio si tratta di un sistema di allenamento e di vita solitario. Ma forse è un periodo della vita in cui ne sento il bisogno, dal momento che mi risulta così facile.


mercoledì 15 febbraio 2017

Un soldatino legato a un palloncino


Eccoci al primo infortunio dell'anno! Domenica era una splendida giornata e la mattina sul lungomare si respirava a meraviglia. Ero appena partito per la mia prevista sessione di jogging da un'ora, a metà tra l'arrabbiato ed il curioso ponendo attenzione al funzionamento del mio cardiofrequenzimetro, che tanto mi aveva fatto penare nelle uscite precedenti. Si perchè dall'ultima volta che ho scritto ho cambiato metodo di allenamento. Ora mi alleno in modo cardiocentrico seguendo un programma particolare di cui forse parlerò meglio in seguito. Mi sono bastati giusto i primi 800 metri per rendermi conto che anche stavolta i dati della frequenza non erano affidabili. Ma ero riuscito a scegliere di non prendermela troppo, pensando a godermi la bella mattinata correndo a sensazione...una buca lungo la strada e crac!! Una storta micidiale! Cado a terra e ci rimango alcuni minuti, urlando dal dolore, proprio come i calciatori in tv quando sembra che accentuino gli effetti di un fallo traumatico. La gente accorsa si interroga se chiamare il 118. "No, no", dico io, "non è nulla". E a momenti perdo i sensi dal dolore. Quando finalmente mi rialzo, mi gira ancora la testa. Mi avvio piano piano verso casa, con un pessimo stato d'animo nel cuore. Passato il capogiro però, visto che non avvertivo particolari dolori, non sono riuscito a rinunciare alla mia uscita ed ho ripreso a correre da dove mi ero fermato. Tanto poi chissa quanto dovrò stare fermo...mi dicevo. Una volta a casa, prima di lavarmi, scatto una foto alla caviglia e immergo la parte nel ghiaccio. 


Il giorno dopo non c'è quasi più nulla, ho poco dolore e lavoro tutto il giorno; ne approfitto per una giornata di riposo. Al martedì invece, visto che tutto sembra quasi a posto, esco per la mia corsa media come da programma, come non fosse successo niente. Solo in serata, dopo essere stato a fare due chiacchere con un collega ortopedico nella sala gessi del mio ospedale, apprendo che quel "mezzo uovo" di piccione che si vede nella foto al di sotto del mio malleolo esterno, si chiama segno di Robert-Jaspert. Ovvero lo stravaso di sangue causato dalla rottura dell'arteriola che decorre proprio sopra al legamento peroneo-astragalico anteriore.


Lui ci ha fatto la tesi, dice. È riportato trai segni tipici che si associano alla rottura del legamento succitato. Ma senti che bello! Ed ora?! Potrà questo influire negativamente nel mio inseguimento alla maratona della gloria? Proprio quel piede che presentava già un accentuato grado di iperpronazione...Mi torna in mente l'inconsapevole sadismo del collega che mi invitava a constatare con il mio dito indice l'assenza del legamento paragonandolo con la caviglia dell'altro lato. E trascorro una notte agitata dagli incubi. Questa mattina invece c'è un bel sole, e qualcosa in me deve essere sedimentato in un modo o in un altro, come sempre mai in maniera completa. Come quella volta che avevo tre anni e mia nonna legò ad un palloncino di elio uno dei soldatini numerati che componevano l'equipaggio di un camioncino giocattolo da guerra. Trovo triste per quanto inevitabile, dover ancora constatare che perdiamo pezzi per strada. Non ho mai avuto il buon senso di riuscire a fermarmi ad aspettare, io bisogna che mi muova sempre. 

venerdì 2 dicembre 2016

Eppoi si vedrà


L'ultima gara, che bello...ho proprio voglia di staccare, di provare a scrollarmi di dosso l'ossessione degli allenamenti e della dieta e la costante ansietà di dover far combaciare il tutto con i ritmi della vita lavorativa. Finalmente sono alla fine di una stagione agonistica, o macrociclo, come si dice. Quasi come fosse l'ultimo giorno di scuola... Oddio no, purtroppo, non a quei livelli d'intensità. Un'ultima spremuta ai muscoli delle mie gambe per altri 10 km, lunghi quanto il tempo di resistere a questa ultima sofferenza che mi impongo. Eppoi? Un mesetto di anarchia. E chissà... Se tutto fosse già esattamente stabilito che senso avrebbe chiamarla libertà?

giovedì 10 novembre 2016

Una laurea senza lode

E chi lo se lo sarebbe mai aspettato, fino a pochi mesi fa, che sarei nuovamente riuscito a smettere di fumare ed a riprendere con la corsa? Io di certo no. Tanto meno potevo immaginare che mi sarei presentato al via della 40esima edizione della maratona di New York con l'ambizione di correrla per stabilire un nuovo primato personale!
Tutto è cominciato il giorno che ho capito che potevo correre con una scarpa sciolta... Già, perchè uno strano infortunio mi si era presentato durante una mezza maratona nel Gennaio 2015, che non si è mai risolto e la cui reale natura resta tuttora un mistero. Però, se tengo i lacci della scarpa destra molto allentati, il problema non si presenta o lo fa in maniera più attenuata. Dopo mesi e mesi di sospensione della corsa a tempo indeterminato, questa scoperta casuale è stata il primum movens della seguente successione di eventi: la ripresa della corsa, la cessazione del tabagismo, il ritorno in breve tempo a ritmi interessanti, una fame smisurata di endorfine e la malattia da dipendenza di eventi importanti culminata nell'iscrizione tramite Tour Operator alla TCS New York City Marathon 2016! 
Differentemente dal solito ho voluto fare a meno di appoggiarmi ad un personal trainer per la preparazione di questa maratona, affidandomi ai miei sensi di runner, sviluppati in 5 anni di pratica continuativa e paradossalmente ulteriormente affinati durante i mesi di stop per le rielaborazioni inconsce del mio cervello. Ho ripreso come bozza la tabella di una precedente maratona e me la sono riadattata in funzione del nuovo obiettivo di Novembre. 
Tutti mi dicevano di stare attento a non farmi troppe aspettative cronometriche, che New York è molto dura! Ma quando voglio sentirci a metà, spesso finisco per non sentirci affatto e mi sono buttato sempre più anima e corpo in questa nuova sfida. Per rinforzare a tempo di record i muscoli parzialmente atrofizzati dal lungo periodo di sedentarietà, ho scelto di andarmi ad allenare in montagna nel periodo estivo, illudendomi pure di aumentare l'ematocrito con l'altura. Un ruscello gelido, nel frattempo, sfiammava i miei tendini costantemente sollecitati dagli inevitabili sovraccarichi cui li sottoponevo giorno dopo giorno.
Finchè, uscita dopo uscita, venne il momento dell'allenamento clou della maratona, il lungo lunghissimo. Riprendendo le mie precedenti esperienze sotto la guida di famosi guru della corsa, avevo in mente di effettuare l'ultimo lunghissimo di 38 km a circa 1 mese dalla maratona. Uno stato di forma crescente ed il timore di poter mancare la prestazione a New York per le difficoltà altimetriche del tracciato, mi hanno convinto a segnarmi all'ultimo momento alla maratona di Carpi, dal percorso notoriamente scorrevole, per utilizzarla come ultimo grande stimolo allenante e come salvagente per realizzare un buon tempo, nel caso New York si fosse effettivamente rivelata non idonea a questo scopo.
E fu subito record. Stabilito un nuovo personal best di 3 ore, 17 minuti e 10 secondi. Maratona corsa in split negativo, in netta progressione veloce. E chi mi ferma più... New York sarà pure dura, ma anch'io tanto morbido non sono! E per chiudere la mia tabella in crescendo, riesco pure a battere il mio record sui 30 km alla maratona di Lucca, a 2 settimane dalla corsa nella mela, correndo alla media di 4'30" al km!
Il tempo di fare le valige, con dentro le ansie sugli alimenti che sarei riuscito a trovare per la mia delicata fase di ricarica dei carboidrati. All'incirca dieci ore seduto in aereo con le banane infilate dentro le scarpe nel bagaglio a mano. Eppoi via, abbondanza di chilometri per le strade di Manhattan, passando al setaccio supermercati alla disperata ricerca di fette biscottate e meraviglia di inevitabili escursioni sotto le luci a giorno degli immensi schermi di Times Square. Tra un piatto di pasta scondito ma non scondito in un ristorante italiano, non italiano, e castigati risotti in bianco nel Whole Foods di Columbus Circle.
Arriva finalmente il momento di partire per Staten Island! Sveglia alle 4.00 per fare tutto e non perdere la coincidenza dei trasporti marittimi e su ruote per il villaggio della partenza. Sempre in piedi. Se non altro non c'era quel freddo che mi aveva sempre spaventato guardando le precedenti edizioni alla televisione e per il quale mi ero attrezzato a dovere con capi di vestiario da sacrificare.
Il tempo scorre come una fila, lunga ma inesorabile. Mi sbuccio gli strati mano a mano che mi avvicino al villaggio del mio colore, il blu, e all'ingresso nel Corral. Poi, stipato insieme ad altri 50000, cerco comunque il tepore di un raggio di sole mentre viene cantato l'inno americano. 
Si parte! Senza riscaldamento, in salita e con i piedi intorpiditi. Ma le circostanze sono tali che non c'è modo di preoccuparsi, c'è soltanto da correre! 
Nei primi 5 km ho già perso oltre 1 minuto e mezzo rispetto alla mia tabella di marcia. La massa di corridori più lenti che ho davanti fa presto ad indispettirmi, così accelero come un matto per rimanere attaccato alla speranza di una prestazione di rilievo. La partecipazione del pubblico è impressionante, e pronunciano pure correttamente il mio soprannome, "c'mon Filo!". Ed io corro, superando in apparente scioltezza centinaia di runners, compreso l'uomo ragno! 
Sono riuscito a tenere il mio passo kamikaze fino a percorrere tutta la First Avenue, dopodichè, poco più che al 30esimo km ho avuto il vero cedimento energetico, il classico muro del maratoneta. E da lì in poi è stata tanta ma tanta sofferenza, solo per arrivare al traguardo e prendersi questa tanto agognata "laurea" della corsa. 
Ma ne è valsa davvero la pena? Che cosa mi ripaga di tanto stress e dolore autoinferto? Dopo un certo tipo di riflessione mi si aprono punti di vista più costruttivi, e divengo consapevole di non essere affatto pentito, anche se poteva andare meglio...ma infondo è sempre così.
I numeri della mia Maratona:
3h28min42sec real time
4162 assoluto su 51388 arrivati
535 su 4613 per età 45-49 anni 
237 su 2800 italiani 

Alcune scritte del pubblico:
"State soltanto producendo vino"
"Sembrate gente che lavora per avere una banana gratis"
"Almeno sorridi! Hai pagato per questo!"